giovedì 11 febbraio 2016

QUARESIMA DELL'ANNO GIUBILARE



"Quaresima è tempo propizio,
seguendo Mosè e i profeti,
Gesù, il Signore del mondo,
         al rito dei padri obbedisce."

La Schola Cantorum di Carate canterà nella Basilica di Agliate durante il rito delle Ceneri, domenica 14 febbraio, I^ di Quaresima
e nella Basilica di S. Ambrogio a Milano i Vesperi e la S. Messa della II^ di Quaresima, domenica 21 febbraio.

Rito delle ceneri
Canto: GUARDA, SIGNORE, GUARDA E PERDONA, ABBI PIETA’ DI NOI.
                 Vedi, o Signore, quanto è fragile l’uomo!  Cerca le ferite che
              tu hai curato. Tanta indulgenza hai avuto con noi, ma troverai
              da perdonare ancora.
                 Stendi le tue mani che sanno guarire, tocca e risana le 
             membra malate. Vedi e rinfranca la nostra debolezza, quel
             ch’è intatto conserva fedele.

INNO DEL GIUBILEO: MISERICORDES SICUT PATER
Rendiamo grazie al Padre, perché è buono - in aeternum misericordia eius.
Ha creato il mondo con sapienza
Conduce il suo popolo nella storia
Perdona e accoglie i suoi figli
Rendiamo grazie al Figlio, luce delle genti - in aeternum misericordia eius.
Ci ha amati con un cuore di carne
Da Lui riceviamo, a Lui ci doniamo
Il cuore si apra a chi ha fame e sete
Chiediamo allo Spirito i sette santi doni - in aeternum misericordia eius.
Fonte di ogni bene, dolcissimo sollievo
Da Lui confortati, offriamo conforto
L’amore spera e tutto sopporta
Chiediamo  la pace al Dio di ogni pace - in aeternum misericordia eius.
La terra aspetta il vangelo del Regno
Grazia e gioia a chi ama e perdona
Saranno nuovi i cieli e la terra

VESPERI IN S. AMBROGIO

MESSA II DI QUARESIMA detta "della Samaritana"






venerdì 15 gennaio 2016

Intervista al direttore della Cappella Musicale del Duomo di Milano

Don Claudio Burgio intervistato su "Amadeus" di gennaio



Lei è erede diretto di una tradizione che attraversa i secoli; cosa vede quando si volta indietro?
Come attuale direttore della Cappella musicale sento alta la responsabilità di un compito che non parte da me e non finisce con me. Sono nell’alveo di una tradizione che mi precede e della quale riconosco tutto il valore storico, culturale, ma soprattutto spirituale ed ecclesiale. Vedere come, nonostante l’evolvere nei secoli di gusti e stili musicali diversi, la musica in Duomo abbia mantenuto intatti certi suoi requisiti è per me stimolo a non cedere a molte tendenze “innovative” che in più di una occasione mi sono state prospettate, come quella di eliminare i pueri e introdurre le voci femminili. Non vedo perché, in nome di una presunta modernizzazione della Cappella, dovrei rinunciare alla vocalità unica dei pueri. (…)
E  se guarda avanti?
Cerco di consegnare ai nuovi pueri e alla Chiesa ciò che mi è stato donato attraverso la musica sotto le volte di questo stesso Duomo: il gusto per l’arte, per la bellezza che educa alla vita e alla fede. Chissà che un giorno avvenga per uno dei miei pueri quello che è avvenuto per me. Sarebbe bello passare il testimone nella direzione della Cappella a qualcuno che, come me, ci è nato e cresciuto. Musicalmente parlando, spero si mantenga vivo lo storico patrimonio musicale del Duomo come segno di una tradizione che non e solo memoria del passato, ma vive in dialogo con la modernità.  Pensando al futuro, occorrerà incrementare l’educazione musicale nelle nuove generazioni, a cominciare dal mondo della scuola che da
troppo tempo, in Italia, non si occupa più della musica "colta". Anche la Chiesa dovrebbe tornare a fare Musica con la "M" maiuscola nelle sue parrocchie e, per questo, e necessario che tomino i musicisti e i veri artisti. Questa è la speranza che coltivo, guardando avanti, per il bene dei giovani e della Chiesa stessa>>.
Che cosa è per lei la "musica sacra"?
E’ un’esperienza "estetica" che come ogni linguaggio sonoro stimola la mia percezione uditiva e la mia sfera emotiva e intellettiva; ma è soprattutto un’esperienza "estatica", un metalinguaggio che mi mette in contatto con l’Assoluto. Lungi dall'essere semplicemente un ornamento dell’azione liturgica, la musica è sacra perché è un ponte sull'eternità. Non deve rispondere a esigenze utilitaristiche di consumo e non
deve necessariamente produrre godimento dei sensi fine a se stesso. Nella sua espressione più profonda, la musica è manifestazione del divino e ha, dunque, da sempre un carattere teologico. Anche una mentalità laica e secolarizzata non può prescindere da un’apertura all'Assoluto e la musica è veicolo privilegiato per non spegnere nell'uomo questo desiderio naturale di trascendenza.
La musica liturgica, in questo senso, apre il credente al Mistero che celebra, ma può essere kairos, momento favorevole anche per il non credente, come attesta la conversione di S. Agostino avvenuta grazie al canto degli inni di Ambrogio. Le musiche incise nel cd allegato ad Amadeus ci appartengono, perché arrivano a tutti noi (credenti e non) da un canto lontano scritto nella storia della nostra comune
cultura cristiana. Ci vuole coraggio oggi a pubblicare musica sacra; credo sia, innanzitutto, una grande sfida culturale perché, come ci ricorda Goethe, "ciò che tu hai ereditato dai padri, riconquistalo se vuoi possederlo davvero"».
Come compositore e direttore, verso quali orizzonti spinge la sua attività creativa e interpretativa?
Come direttore della Cappella musicale del Duomo di Milano non posso,  innanzitutto, non misurarmi con la musica scritta dai miei predecessori. Pur dovendo eseguire musica appartenente a secoli diversissimi della lunga storia di questa Istituzione, non mi sento ostaggio di scelte interpretative rigidamente obbligate; non è scritto da nessuna parte che io debba ricercare e ricreare un modus interpretativo stabilito una volta per tutte. E’ sempre la liturgia viva della Chiesa a ispirarmi il movimento e il colore di un canto, pur cercando di salvaguardare una certa pertinenza estetica legata alla vocalità del tempo in cui un brano è stato composto. Come compositore attingo a piene mani dalla tradizione musicale dei miei predecessori, pur con le necessarie esigenze di pluralità stilistica imposte dall'odierna liturgia.

(dalla intervista di Andrea Milanesi a Don Claudio Burgio 
sul numero di gennaio 2016 della rivista Amadeus)

giovedì 10 dicembre 2015

CONCERTO DI NATALE 2015

COMUNITA’ PASTORALE SPIRITO SANTO


“Apparuit gratia Salvatoris nostri”

E’ apparsa la bontà di Dio, salvatore nostro


CONCERTO DI NATALE
della
SCHOLA CANTORUM
di Carate Brianza
con
Coro, Flauto, Ottoni, Organo

MARTEDI’ 22 DICEMBRE 2015 Chiesa prepositurale di Carate – ore 21

sabato 31 ottobre 2015

CONCERTO PER SANTA CECILIA

La Comunità pastorale "Spirito Santo"
di Carate, Albiate, Agliate, Costa Lambro

INVITA AL
CONCERTO VOCALE-STRUMENTALE
in onore di S. Cecilia, patrona della musica



La polifonia di Palestrina
(Missa Brevis e mottetti)
La musica strumentale di Bach
(Concerto n° 6 in Fa maggiore per clavicembalo e orchestra)

Schola Cantorum di Carate Brianza
Quartetto d'archi "La stravaganza"
Flauti, Cembalo

Chiesa prepositurale di Carate Brianza
Sabato 28 novembre - ore 21.15

martedì 11 agosto 2015

Celebrato il 30° della morte di Don Pietro Allori

Iglesias 4 - 5 agosto 2015

La cattedrale di Iglesias dedicata a Santa Chiara

Le locandine in Cattedrale




















"Il tuo servo, don Pietro Allori, ha faticato nella tua vigna, nella sua cattedrale, componendo per essa meravigliose armonie per lodarti.
Donagli per questo il premio che gli spetta nell'ultima sera"
(introduzione al canto finale della Veglia musicale: "Horis peractis undecim" Inno su musica di Don Allori)

4 AGOSTO - Le prove dei canti
Al mattino le voci maschili

Al pomeriggio tutte le voci




4 AGOSTO: ore 20 LA VEGLIA MUSICALE








giovedì 9 luglio 2015

30^ della morte di Don Pietro Allori

Iglesias 4 e 5 agosto 2015





Intervento di Primo Viganò, direttore della Schola Cantorum di Carate
LA MUSICA DI DON ALLORI IN UNA PARROCCHIA DELLA DIOCESI DI MILANO

L’incontro con la musica di Don Allori è stato per me e per i miei cantori un “amore a prima vista” o un  “colpo di fulmine”.
Erano i primi anni ’80 e la Schola Cantorum di Carate Brianza incominciava a prendere coscienza delle sue possibilità canore e si stava impegnando a rendere più dignitose e solenni le celebrazioni liturgiche valorizzando il patrimonio della polifonia classica che i cantori stavano pian piano assimilando.
In occasione del primo Convegno di S. Cecilia nel 1982 presso l’Università Cattolica di Milano  imparammo e poi eseguimmo con gli altri cori presenti “Exaudi Domine” di Don Allori, a 3 voci dispari composto nel 1981. Sarà stata la soddisfazione di cantare quel mottetto nella basilica di S. Ambrogio con più di 100 cantori, sarà stata l’emozione suscitata in noi e in chi ci ascoltava da quelle lunghe frasi, dall’andamento lento, un po’ triste, ma intensissimo, che spinse me a conoscere di più quel compositore fino ad allora ignoto.
Da quel convegno in poi, ogni anno imparammo e aggiungemmo al nostro repertorio sempre nuovi canti di Don Allori, che poi eseguivamo durante le liturgie solenni in parrocchia o nei momenti di elevazione musicale in occasione dei tempi liturgici di Avvento e Quaresima.
In particolare nelle Stazioni serali dei Venerdì di quaresima per diversi anni non mancò mai, dopo la predica quaresimale, un canto di meditazione di Don Pietro (Respice in me, Agnus Dei, O bone Jesu, Kyrie “Te rogamus”, ….) e sempre Adoramus te Christe e Stabat Mater.
In mezzo al grigiore e alla povertà delle proposte di musica liturgica degli anni ’80 e ’90 le composizioni di Don Allori erano “perle” musicali.
I mie cantori, che in quei periodi, di fronte alle mie proposte, a volte, con tutta sincerità, mi dicevano: “Ancora Allori?”, quando accennavo loro altri canti, che non fossero Palestrina o De Victoria, si ricredevano subito e volentieri imparavano i canti di Don Pietro.
Anche il parroco di allora, Don Sandro Bianchi, che si intendeva di musica e di liturgia, ascoltando i canti della Schola, al termine della celebrazione liturgica spesso mi chiedeva: “Quel canto che avete eseguito è forse di Don Allori?”. Riconosceva subito non solo lo stile, ma anche lo  spessore e la profondità musicale dei mottetti.
Egli fu tanto colpito da quella musica, che scrisse una lettera ad Angelo Rosso (non sapendo come comunicare direttamente con Don Allori) per ringraziarlo della sua musica per la liturgia.
E Don Pietro contraccambiò quelle espressioni di stima dedicando a Don Sandro Bianchi il mottetto “Ubi caritas” che il coro di Carate ha eseguito per anni durante il rito della lavanda dei piedi, il Giovedì santo.
La notizia della morte di Don Pietro ci raggiunse la sera della domenica 31 marzo 1985 proprio mentre ci apprestavamo a cantare “Parce Domine”, “Stabat Mater”, “Adoramus te Christe” durante la Via Crucis per le vie del paese.
Poche settimane dopo, in occasione della commemorazione del sacerdote sardo, Don Bianchi indirizzò al nipote Angelo Rosso questa lettera:
 “PARROCCHIA PREPOSITURALE-S.S. AMBROGIO E SIMPLICIANO
CARATE BRIANZA - Diocesi di Milano-21 aprile 1985
Egregio e caro Professore,
Mi ritrovi tra coloro che oggi verranno, attorno a Lei, a commemorare il Maestro Don Pietro Allori.
Il primo sentimento che voglio esprimerLe è quello di tanta tristezza per la scomparsa terrena di un Sacerdote, grande di umiltà e di interiore luce e capacita artistica.
E proprio dall’incontro di queste qualità sono nate quelle sue melodie distruggente bellezza che penetrano il cuore e lo mettono in ammirazione e preghiera.
Oggi canterete piangendo e godendo perché domineranno insieme la malinconia di non vederlo, e la certezza della sua vicinanza che quasi prenderà voce nella vostra voce, e le cose che Egli ha scritto vi saranno soavissime come venissero ormai da altre "frontiere" dove la sua fede è diventata visione felice.
Rinnovo l’espressione della mia simpatia e invoco dal Signore grazia e benedizione.
Don Sandro Bianchi"

Perché i suoi canti nelle nostre liturgie e nei momenti di meditazione musicale?
Le composizioni liturgiche di Don Allori hanno aiutato la Schola Cantorum a trovare la giusta dimensione della propria presenza all’interno della liturgia di oggi, un po’ ristretta nei tempi e nelle possibilità di interventi musicali.
Da sempre è stata nostra preoccupazione quella di essere presenti nelle celebrazioni liturgiche non per “decorare” o per “supplire” ad una assemblea a volte un po’ passiva. Il Coro si è fatto di volta in volta guida del canto, sostegno dell’assemblea, esempio del come si canta, soggetto di preghiera con la proposta di canti meditativi in alcuni particolari momenti liturgici.
I canti di Don Pietro si sono rivelati sempre opportuni, giusti nella durata, rispondenti ai tempi liturgici, capaci di interpretare ed esprimere la preghiera di una assemblea liturgica.
Le parole usate dal prof Krumbach (“Il linguaggio alloriano, in particolari composizioni, rivela un ardore di commovente umanità: pagine sorrette da un gusto non intellettualistico e attraversate da mistici significati di preghiera, come si ritrova solo in quella letteratura corale e organistica liturgica in cui la musica cattolica assume una perfetta forma d’arte”) e quelle di Angelo Rosso (“Una musica d’arte per lo più caratterizzata da un ascetismo della scrittura e da spogli ma raffinati mezzi tecnici in cui si recupera ora l’antica vocalità mottettistica, ora il senso più profondo del suono armonico. Trasparenza del tessuto sonoro e raccolta devozione danno vita a pagine di alta spiritualità espressa con modalità tutta moderna”) risultano per noi, interpreti dei canti di Don Allori, perfettamente corrispondenti alla nostra esperienza. Quando cantiamo i mottetti o altre composizioni di Don Pietro sentiamo di esprimere, pur con i nostri limitati mezzi, la fede e di eseguire un’opera d’arte. E la gente che ascolta ci dichiara spesso di essere stata aiutata a pregare.

Una osservazione particolare sulle “Sette parole”
La versione delle “Sette parole di N. S. Gesù Cristo in croce” del 1983 è entrata a far parte da subito, cioè dalla prima esecuzione a Chiaravalle nel 1984, del repertorio della Schola Cantorum.
E’ una di quelle composizioni che non solo si adattano perfettamente all’organico di cui disponi e allo stile del tuo coro, ma prende talmente il cuore dei cantori che non è mai scontata ogni volta che la cantano e non si stancherebbero mai di cantarla. 
Quest’anno, in occasione del 30° della morte di Don Allori, ci siamo cimentati con la prima versione delle Sette parole, quella del 1980. E’ stata una dura prova per i cantori e anche se la nostra esecuzione non è stata perfetta, abbiamo avuto una ennesima conferma: la soddisfazione che proviamo noi cantori quando eseguiamo le composizioni di Don Pietro , soprattutto quelle più impegnative come i Responsori della Settima santa e le Sette parole, e l’emozione che suscitiamo in coloro che ci ascoltano non sono merito nostro, è qualcosa che viene dalla musica stessa, come dice Angelo Rosso: “I significati attribuiti alle composizioni di don Allori sono dentro la musica, non già nelle intenzioni interpretative degli esecutori o nella destinazione liturgica dei singoli brani: vanno ricercati nella radice culturale del suo linguaggio musicale, in quel procedere lento e costante tipico di chi concepisce il tempo e la propria azione quotidiana come preghiera e autentica passione per la vita”.

Primo Viganò, direttore della Schola Cantorum di Carate Brianza (MB)
Iglesias (CA), 5 agosto 2015




martedì 30 giugno 2015

IMMAGINI DEL CONCERTO ANNIVERSARI SACERDOTALI

Ecco alcune foto del Concerto "Lode a Maria" dell'11 giugno 2015
in occasione di anniversari sacerdotali della Comunità pastorale "Spirito Santo"
di Carate Brianza.
Insieme al Coro si sono esibiti i maestri Paolo Mandelli (flauto) e Cristiano Bettini (organo)